Quotidianamente siamo “ inondati” da informazioni di tutti i generi, sicuramente rapide, immediate, veloci grazie soprattutto all’avvento del Web. La quantità è assolutamente enorme, un numero sproporzionato tanto da creare una sorta di “sovraccarico” di materiale informativo che spesso, invece di facilitare la comprensione, rende il compito di assimilazione assai arduo. Ovvero la nostra mente, la labile memoria umana, riesce a riempirsi d’informazioni sino a una sorta di “punto di saturazione” dopodiché, inevitabilmente, le informazioni più recenti solitamente lasciano spazio alle più vetuste sino alla dimenticanza della maggior parte di esse nel giro di qualche tempo. Le eccezioni sono attribuibili a notizie di particolare interesse per il soggetto o informazioni specifiche che, per una miriade di motivazioni legate alla sfera morale ed emozionale dell’individuo, vengono fissate in maniera indelebile nella memoria “a lungo termine” e condotte a “bagaglio esistenziale” del nostro percorso vitale. La potenza propulsiva dei Social Network nella Rete inoltre influenza inevitabilmente alcuni nostri pensieri, numerose personali riflessioni spesso orientate dalle notizie più disparate, anche lontane dal background ma che incidono chirurgicamente il nostro modo di pensare e interpretare la vita. Ragion per cui il Web si è imposto prepotentemente al centro delle questioni al punto che non esiste propaganda o dibattito politico, nel senso più ampio del termine, che non incentri la battaglia o non utilizzi la cassa di risonanza della Rete a livello nazionale o internazionale. Qualsiasi evento mediatico che ha destato l’interesse nell’opinione pubblica, le calamità e/o disastri, le più importanti mobilitazioni globali sono state rese celebri grazie alla diffusione a mezzo Twitter, Facebook, Messanger (tanto per citare i più conosciuti) che nel giro di qualche giorno o addirittura poche ore, hanno divulgato a macchia d’olio le notizie e condiviso le informazioni. Pensiamo alle recenti rivoluzioni nel Mondo Arabo, alle proteste per le detenzioni o uccisioni ingiuste di persone, ai conflitti nelle Aree calde del mondo sino a scendere nella diffusione delle mode, delle gare di solidarietà, dei cult e così via. Un’azione velocissima, impetuosa, alla quale ogni utilizzatore elementare della Rete viene suo malgrado sottoposto, risucchiato dal vortice di queste informazioni. Il paradosso sta proprio in questa miriade di messaggi che, sproporzionato nel numero, rende l’interesse “usa-e-getta” che non si radica nella memoria e non produce una solida empatia; anzi, in un meccanico automatismo, si tende a transitare con estrema facilità all’evento cronologicamente successivo, alla prossima calamità. Perciò, anche un’eventuale mobilitazione delle persone a fronte di quell’evento, di quel progetto, di quella protesta, viene ricondotto ad una sorta di “cultura del consumismo mediatico”: tutto questo che, nell’immediato, crea eccellenza divulgativa generatrice di dibattiti e prese di posizione, viene rimpiazzato con altri eventi, spesso pure effimeri, ma capaci di seppellire le altre immagini, concetti, idee precedenti. Una sorta di “zapping” delle notizie, un abile “surfing” tra le informazioni che inevitabilmente, invece di accrescere la cultura personale, se non strutturata ed allenata a dovere, crea spesso confusione mentale nell’individuo comune. L’eccesso d’informazioni produce talvolta disorientamento che, nei casi più gravi, sfocia anche nell’ignoranza poiché il soggetto non è in grado di “catalogare”, sezionare, ordinare i vari input rendendoli non immediatamente fruibili e quindi non correttamente metabolizzabili. A cascata ci imbattiamo nella deresponsabilizzazione di coloro che veicolano tramite il Web in quanto nonostante le promesse, gli editti, le importanti affermazioni o prese di posizione, raramente esiste mezzo per poi chiederne di conto, soprattutto col passar del tempo; ed è proprio trincerandosi dietro la repentinità degli eventi ed il cambiamento dei presupposti di base, abili “mercanti della parola” modificano i loro assunti e progetti di varia natura inizialmente presentati pubblicamente come paradigmi del loro pensiero. Con analoga superficialità comuni individui utilizzano i Social Network divulgando informazioni sensibili, personali e si lanciano in commenti di dubbia moralità e incerta veridicità che enfatizzano la debolezza dell’autenticità delle fonti informative. Come spesso ci viene suggerito da saggi individui, il razionale utilizzo della Rete e la consapevole assunzione delle informazioni da ponderare e confrontare, rendono sicuramente responsabile la fruizione delle notizie e concorrono a ottimizzare la propria cultura e migliorare la funzione mnemonica.
Dott. David Roggi
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